10 Film per Superare una Delusione d’Amore

È successo a tutti…
Non parlo di confondere Kurt Russel con Jeff Bridges, di sbattere il mignolo nello stipite della porta o di lasciarsi abbindolare dai “buttadentro” posizionati di fronte ad un locale da aperitivo.
Parlo di prendere una terribile delusione d’amore. Quella tranvata che almeno una volta nella vita ti arriva sul coppino come un calcio volante di Chuck Norris e ti lascia steso, inerme a terra per un bel po’. È bene specificare che per delusione d’amore non intendo quello/a che non ha più richiamato dopo un limone rimediato sotto i fumi dell’alcol il sabato sera, e nemmeno la frustrazione del “siamo fidanzati ma lei/lui ancora non lo sa” ovvero il famoso amore non corrisposto. Le delusioni d’amore sono quegli avvenimenti che in qualche modo ti cambiano la vita, non sempre in peggio (col senno di poi), ma sul momento siete costretti a fare un frontale contro il muro della realtà dopo aver preso, sicuri di voi stessi, una curva ad alta velocità (come sempre per la rima, 10 punti a Grifondoro). Iniziate così a percepire l’arrivo di uno di quei veri problemi della vita che, citando The Big Kahuna, ti colgono di sorpresa alle quattro di un pigro martedì pomeriggio. Amori finiti, tradimenti, abbandoni, incompatibilità, gusti che cambiano ecc…i motivi sono molteplici e diversi tra loro, ma un denominatore comune c’è: il dolore. Soffrono tutti in un modo o nell’altro, a meno che non siate stati posseduti da uno di quegli inutili alieni di The Host che ti portano ad affrontare la vita “con filosofia”. Sembra che tutte quelle storie assurde alla Beautiful esistano solo nelle puntate di Forum. Accettare che invece é successo proprio a te è molto difficile. Insomma addirittura quell’anemico sfigato di Edward Cullen è riuscito ad avere la meglio sulla sua Bella (un nome che non ha niente a che fare nè con l’aspetto nè con il carattere), vincendo il confronto con Jacob, nettamente più bello nonché unico licantropo della storia che nella sua forma umana è completamente glabro. Potremmo aprire un capitolo intero su quelle persone che hanno un compagno/a meraviglioso, eppure se la fanno con lo sfigatissimo/a o trucido/a di turno. In questo caso, se voi siete tra coloro che collezionano il palco di corna, invece che farvi appendere come trofei su una parete, pensate che: il troppo a volte fa paura, e per alcune persone voi potreste essere troppo (CREDICIIIIII). Viene comunque da chiedersi “perché proprio a me”? Ognuno reagisce al dolore come meglio crede ed in maniera diversa, ma ci sono comunque alcune fasi da cui proprio non si scappa. La musica per esempio. Un paio di cuffiette sono la soluzione migliore per sfogare. Occhi gonfi, lacrimoni ed occhiali da sole, fondamentali per evitare che qualcuno vi chieda se avete bisogno di aiuto, costringendovi a spegnere la musica ed interrompere così la poesia dello sfogo. Una volta terminata tutta la discografia di Tiziano Ferro, Antonello Venditti ed 883, tra cui spiccano “Sere Nere“, “Ci vorrebbe un amico” e “Nessun rimpianto“, si passa a qualunque canzone straniera che abbia una melodia triste e deprimente come “Always” di Bon Jovi o “Young & Beautiful” di Lana Del Rey. Se poi non capite l’inglese, ancora meglio, potreste ritrovarvi a singhiozzare mentre la canzone recita “Because I’m happy, Clap along if you feel like happiness is the truth“.
Prima o poi anche la musica smette di fare il suo dovere e bisogna buttarsi su qualcos’altro. Movimento es vida, e se lo dice Brad Pitt in World War Z significa che è vero. Non avere nulla da fare è pericoloso, stimola solamente lo stalking da social network: guardare ogni 5 minuti l’ultima ora di accesso su WhatsApp; smettere di seguire il profilo di Facebook senza levare l’amicizia per poi controllare comunque la bacheca; caricare fotografie per dimostrarsi indifferenti alla situazione e poi morire dentro tutte le volte che vedete una di quelle stesse fotografie caricate da lui/lei. La cosa peggiore sono i cosiddetti segnali di fumo: post, foto, video, commenti e canzoni pubblicati apposta per suscitare una qualche reazione e la conseguente paranoia quando quest’ultima non arriva. L’avrà visto? Cosa starà pensando? L’avrà capito? Perché non fa niente?!
Seghe mentali che in confronto Marzullo è uno dai ragionamenti semplici, ed il brutto è che tutto questo è inutile. La guerra fredda fatta di indizi, interpretazioni e pochi chiarimenti aggiunge solo incomprensione tra le parti. A volte ci sono fiumi di parole spese, altre solo lunghi silenzi che dovrebbero significare qualcosa..ma alla fine di tutto quello che conta davvero è la regola “Fatti! Non pugnette!”.

10 film per superare una delusione d'amore

Se le dimostrazioni concrete non arrivano, rimane ben poco da interpretare. Ma siamo fatti così, e gli amici sono gli unici che in questi casi tentano di distrarti. “Dai usciamo” dicono..quando l’ultima cosa che hai voglia di fare è andare a divertirti, anche perché incontri solamente persone che assomigliano al tuo lui/lei, nei bar e in radio suona la vostra canzone ovunque, associ tutto quello che vedi ad un ricordo nostalgico e soprattutto, inizi a fare caso a quante macchine uguali a quelle del vostro ex fidanzato/a o peggio dell’eventuale amante, si vedono in giro . “Un bel cinema con film da ridere?”…ma non lo capite che voglio piangere in modo umiliante almeno quanto ha fatto Dan Harrow all’Isola dei Famosi!

Delusioni d amore

E allora rimane solo una cosa da fare, tirare fuori quell’accoppiata magica paragonabile al gorgonzola con le pere, al pesce con il vino bianco e al bagno caldo con la schiuma: il barattolo di gelato ed il film strappalacrime.
Se per il gelato mi sento di consigliarvi l’Häagen-Dazs (vi manda in botta iperglicemica dopo appena qualche cucchiaino), ho invece pensato ad una serie di pellicole che possono farvi sfogare del tutto, l’ideale per poi decidere di mettere un punto e voltare pagina.

1) UP

Delusioni d'Amore 10 film terapia Up

Il cartoon della Pixar rimarrà per sempre nell’immaginario di chiunque grazie ad un solo fotogramma: una casetta sorretta da centinaia di palloncini colorati che fluttua nel cielo azzurro. Chi ha visto e amato questa pellicola non può non essersi commosso di fronte ad una delle più belle storie d’amore del cinema d’animazione. Carl ed Ellie si sono amati fin dal primo incontro, quando erano ragazzini. Hanno passato tutta la loro vita insieme, un percorso fatto di amore, sogni, difficoltà, gioie e problemi superati sempre mano nella mano. Quando la malattia si porta via Ellie (si lo so, eppure è un cartone), il tenero nonnino dagli occhiali spessi decide di imbracciare il treppiede e lanciarsi in un’avventura: intraprendere quel viaggio esotico che lui e la sua compagna avrebbero sempre voluto fare. Anche solo leggere la trama dà la sensazione di essersi fatti una pera a base di miele e depressione. Tranquilli, il Prozac non serve. La Pixar, forse per pietà, dopo 8 minuti iniziali difficili da sopportare, ha condito Up con un’avventura divertente i cui protagonisti, oltre all’anziano che incarna tutti i valori più puri al mondo sono: un ciccioso bambino scout, un cane parlante ed il beccaccino, una specie di tacchino gigante che si credeva estinto.
Lacrime si, ma quanto basta per non farla finita subito con una katana.
Aspettiamo la chiamata di Stallone…Carl dev’essere ne “I Mercenari 4”.

2) AL DI LA’ DEI SOGNI

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Pensavate che Dante si fosse già fatto un grande sbattimento andando “nel mezzo del cammin di nostra vita”? Bè, il compianto Robin Williams ha fatto di peggio. Nel film visionario del 1998, Williams interpreta Chris, un pediatra che si vede strappare via i figli da un brutto incidente d’auto, e qualche tempo dopo, muore nello stesso modo. Chris si ritrova in un aldilà bizzarro e dantesco fatto di ricordi del suo passato e popolato da visioni che oscillano tra la realtà ed immagini colorate che probabilmente chiunque vedrebbe se fatto di acidi. Chris dovrà prendere coscienza della morte ed accettare che la sua anima non sarà mai più vicina a quella della sua amata moglie, morta suicida nel frattempo.

“Dammi una lametta che mi taglio le vene”, avrete pensato, ma Al Di Là dei Sogni, oltre ad essere un’occasione per vedere un’intensa interpretazione di Robin Williams, è un film che dimostra quanto si possa essere legati ad una persona nell’anima, tanto da sfidare le “logiche” di inferno e paradiso per poter stare insieme. 

Amore, morte, depressione, famiglia, ricordi…e no..non è il film della lista che vi farà piangere di più.

3) TITANIC

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Non poteva mancare una delle storie d’amore più intense del cinema..e anche una delle più brevi.

Si può piangere per una delle tragedie marittime più grandi che la nostra storia abbia mai avuto, si può piangere per quell’orchestra che non smette di suonare mentre il panico dilaga sul Titanic che affonda o ancora si può piangere perché Rose getta una gemma dal valore inestimabile sul fondo del mare, e tanti saluti al Cuore dell’Oceano, ma io piangerei più che altro per la sfiga di questo ragazzo: Jack Dawson. E’ carino, ma povero in canna. L’unica botta di fortuna nella sua vita: vince un biglietto per la libertà, la meravigliosa terza classe del viaggio inaugurale sul Titanic (la dice lunga che in tempi non sospetti successe la stessa cosa in un film di Fantozzi). Insomma tutto sembra andare a gonfie vele per Jack, conosce addirittura una ricca e “bella” borghesotta annoiata che si innamora follemente di lui nonostante l’arma segreta di seduzione del giovane sia insegnarle a sputare. La ritrae nuda, se la fa in tempo record, insomma è fatta, nella sua mente il chiodo a cui appendere il cappello è sempre più grande. NOOOOOOO cazzo l’unico iceberg in mezzo a tutto l’oceano. Una corsa contro il tempo, mille sbattimenti, lui fa di tutto per tornare da lei, metterla in salvo e poi…quel brutto baraccone, lavandino, catamarano, cassonetto non fa uno spazietto al suo Jack su una porta galleggiante dove ci stavamo nell’ordine, io, Biancaneve, i 7 nani, Pitbull e Giuliano Ferrara. Ma muori! Leonardo Di Caprio diventa mangime per i pesci, fine, piangere.

4) INTO THE WILD

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Delusi, amareggiati, le pene d’amore vi stanno distruggendo e siete terrorizzati da una sola cosa, rimanere SOLI. Scorrete la rubrica del telefono e presi da un misto di entusiasmo per il “adesso esco e faccio quello che voglio” e di depressione “esco ma non voglio vedere nessuno”, iniziate a chiamare persone che non vedete (nell’ordine) dall’ufficio la mattina stessa, dall’università, dal liceo, per poi passare alle medie e tentare infine anche con le elementari al grido di “ciao, ti ricordi…tu tu tu tu tu tu”. Vi paccano TUTTI!! Ma come! Fino all’altro ieri qualunque persona incontrassi in giro ti diceva “dai quand’è che usciamo a far serata, sei diventato un ameba, non esci più” e adesso siete improvvisamente diventati tutti fidanzati, sposati, impegnati, vecchi o morti?!

Tranquilli perché stare soli si può, e si vive anche bene. Ci è riuscito ad esempio Christopher McCandless (Emile Hirsch), il protagonista di Into the Wild, road movie del 2007 diretto da Sean Penn. Christopher dopo la laurea decide di mollare tutto e partire da solo, zaino in spalla, per un viaggio che lo porterà fino in Alaska, passando per tutti gli Stati Uniti ed il Messico del nord. Certo Chris è un personaggio sui generis, anticonformista con la sindrome acuta da Bear Grylls (ma con grosse lacune sulla conoscenza delle bacche), radical chic, praticamente più rosso del naso di Ronald McDonald. Ciò non significa che dovete iscrivervi al PCI, sostenere un corso di sopravvivenza ed andare in capo al mondo. La ricerca di se stessi a volte è lunga e piena di ostacoli e vi può aiutare un viaggio, da sempre metafora della vita, e intraprenderlo da soli non è una cattiva idea, anzi aiuta poi a ritrovare la felicità, autentica solo se condivisa. Insomma, perfetti da soli per poi diventare completi insieme come direbbe lo scrittore Alessandro Montanelli. Ecco magari lasciate perdere la selvaggina, le bacche e le tende se non fanno per voi…vanno bene uguale l’hotel Miramare e la trattoria a pochi passi.

5) IO & MARLEY

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Annullate tutti gli impegni per la serata. Ci ho messo anni a riprendermi da alcune sequenze come: la morte di Mufasa ne Il Re Leone,  il Will Smith di Io Sono Leggenda costretto a soffocare il suo cane, Bambi ecce cc…  Credevo non esistesse trauma più grande della morte di Artax ne La Storia Infinita, poi ho visto Io & Marley…nonostante chiunque avesse letto il libro lanciasse segnali chiari come “a tuo rischio e pericolo”, “prepara lo scottex”, “fa meno male la ceretta all’inguine”.

Marley è un labrador ed è il cane della coppia interpretata da Owen Wilson e Jennifer Aniston. La vita di Marley è raccontata dalla sua nascita alla sua morte, e già questa informazione dovrebbe farvi capire a cosa state andando incontro. Marley è il “peggior” cane che possa esistere, quello che fa sempre la cosa peggiore al momento peggiore, ma è anche il cane a cui è impossibile non volere bene, specialmente quando ti guarda con gli occhi colpevoli. Chi possiede animali in casa ha sicuramente avuto almeno una volta nella vita a che fare con un cane del genere: è terribile, è sbagliato, crea un sacco di problemi…ma è il mio cane e gli voglio bene.

Perché una pellicola del genere in lista? Perché ci sono molte persone che vorrebbero sfogare con pianti sfrenati, ma non riescono ad aprire i boccaporti. Io & Marley piega anche gli irriducibili, se poi avete cani sappiate che c’è il rischio di non uscirne vivi.

6) LE PAGINE DELLA NOSTRA VITA

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Questo è IL film romantico per eccellenza, riconosciuto universalmente come il melò capace di iniettare una tale dose di miele da obbligarti poi ad iniziare con insulina. Il problema è che Le Pagine della Nostra Vita avrà sempre un significato diverso a seconda che si parla di uomini o di donne. Per le donne è una storia d’amore meravigliosa, due protagonisti belli e perfetti (Ryan Gosling e Rachel McAdams), la principessa e il povero, separati dalle differenze sociali ma estremamente attratti l’uno dall’altra (ripeto IL film romantico). Per gli uomini è IL pippone…quello che tenti di evitare con i dribbling alla Falcao tutte le volte che te ne propongono la visione: “no guarda ho lasciato il gatto da solo a casa, devo dargli da mangiare”, “no scusa davvero si è fatto tardi e domani mattina ho pilates alle 6”, “non ti ho mai detto che ogni martedì sera faccio volontariato? Aiuto i rospi ad attraversare la statale”, “sono ciecooooooo”. Non ce ne vogliate, ma noi maschietti non riusciremo mai a vedere figo uno come Ryan Gosling. Anche se con la barba, riconosciamo la stessa faccia da babbo che interpretava Young Hercules.

E poi c’è quel bacio meraviglioso, loro due che si corrono incontro sotto la pioggia scrosciante (che neanche durante i monsoni), e si gettano l’uno nelle braccia dell’altra in un limone appassionato. No dico, avete mai provato a riprodurre quel momento nella vita reale? Innanzi tutto con tutta quell’acqua non si vede una cippa e rischi di scivolare facendoti male, ma pur avendo buon equilibrio, non bisogna aprire troppo la bocca, o ci rimani secco per annegamento. Solo gli abbracci con rincorsa funzionano nella vita reale, i baci NO. Nella migliore delle ipotesi vi date una testata/facciata, mentre nella peggiore vi spaccate denti e labbra.

Le Pagine della Nostra Vita resta comunque un film estremamente commovente, da vedere per avere almeno l’illusione che storie d’amore così esistano.

7) IL GRANDE GATSBY

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Ma non saranno troppi due film di Di Caprio in questa classifica? Forse si, ma è colpa dei personaggi interpretati dal povero Leo, sfortunati con le storie d’amore almeno quanto lo stesso attore con gli Oscar.

Facciamo finta di niente su Romeo + Giulietta, ve lo risparmio, ma la nuova versione di The Great Gatsby firmata dal visionario Baz Luhrmann permette di riscoprire un amore coinvolgente, poetico ed impossibile. Jay Gatsby è l’uomo che qualunque donna vorrebbe incontrare: è bello, è pieno di soldi, ama le feste, è misterioso, è un po’ maledetto, è l’uomo meglio vestito di New York nel 1929 (e non tutti sanno portare i calzini bianchi con quella classe), è ambizioso, è un fedele compagno ma soprattutto è innamorato di una sola donna. Già, la sua vita e tutte le sue scelte, compreso comprare una casa che farebbe invidia alla Neverland di Michael Jackson o alla Candyland di Calvin Candie (tanto per rimanere in tema), girano intorno al nome di una sola donna, Daisy (Carey Mulligan – Drive). Daisy aveva già conosciuto Jay, se n’era innamorata, ma poi ne aveva perse le tracce quando lui partì per la guerra. Un giorno Jay torna ma, tanto per cadere in piedi, Daisy aveva messo la barbagianna in banca con uno che, certo male non se la cavava. Se non fosse che Mr riccone Buchanan non si accontentava di mangiare aragosta tutti i giorni ed ogni tanto si nutriva di una bella bisteccona delle basse newyorkesi. Voi direte, qual è il problema…Daisy lascia il burino arricchito che non ama e torna con Jay…no…perché la stronza CI DEVE PENSARE. Ed ecco che il film diventa fantascienza, con un povero Di Caprio che non solo trova l’unica donna sulla faccia della terra che lo rifitua (pure un po’ bruttina se vogliamo dirla tutta), ma si becca pure le colpe per un casino che LEI ha combinato e finisce per pagarne le conseguenze. E’ proprio vero che chi ha il pane non ha i denti. Se vi sentite sfigati/e, sappiate che Leo sta peggio di voi. L’obbiettivo per le donne è quello di trovare un uomo capace di amare così, mentre per gli uomini è quello di monetizzare in fretta perché ricordatevi che, anche se dicono di no per dimostrare umiltà, portarla da Burger King o da Cracco, fa differenza.

8) FORREST GUMP

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“La vita è come una scatola di cioccolatini”…”marrone come la merda” penserete voi. Si perché dopo una delusione d’amore la nostra mente è ottimista quanto un tifoso che va vedere l’Italia al 6 Nazioni…è normale. La mamma di Forrest però non aveva tutti i torti, nella vita non sai mai quello che ti capita e bisogna pensare che le cose, anche quelle brutte accadano per un motivo, per un disegno del destino.

La pellicola di Robert Zemeckis, oltre ad essere una storia meravigliosamente delicata, è un’iniezione di speranza. Forrest Gump è una persona tutt’altro che fortunata, nato con degli handicap motori e mentali, ma è comunque riuscito a fare grandi cose, tra cui farsi la sua migliore amica, che proprio brutta non è (Robin Wright). Forrest vive un’avventura e corre, non smette di correre perché questo lo fa stare bene, lo fa sfogare e lo tiene occupato. La corsa è un modo come un altro per andare avanti. Ora non sto dicendo che dobbiate andare da un capo all’altro della terra, senza lavarvi e facendovi venire la barba da talebano. La testa deve essere tenuta impegnata, facendo qualunque cosa, poi arriverà il giorno in cui i vostri neuroni (nel mio caso due) smetteranno di friggere perché “sono un po’ stanchini” e tutto tornerà alla normalità.

Certo che però anche Forrest Gump, una sfiga sul finale che manco Masini.

9) LA VITA E’ BELLA

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Non ho mai amato Benigni, ed onestamente non mi piace pensare che uno dei pochi Oscar che abbiamo vinto verrà ricordato per quella baracconata di  “Robeeeertooooo” che cammina sulle teste di alcune tra le più importanti personalità di Hollywood. Quel gesto ha autorizzato il cinema americano ad utilizzare per altri vent’anni l’immagine dell’italiano con i baffi (Mario Bros per intenderci) tutto pizza, pasta, gesticolare, mafia e mandolino. Tranquilli, adesso ci pensa Sorrentino: “Ringrazio Diego Armando Maradona”…va be.

I meriti a Benigni vanno comunque riconosciuti: La Vita è Bella è una pellicola che racconta un tema difficile come quello dell’Olocausto con una delicatezza commovente. Roberto Benigni, nei panni di un uomo ebreo di nome Guido, viene deportato in un campo di concentramento insieme al figlio Giosuè. La genialità e la tenerezza si ritrovano nella capacità che ha Guido di gestire una disgrazia con estrema leggerezza, come se fosse un gioco. Tutto affinché un bambino non si accorga di cose che neanche un uomo dovrebbe vedere o vivere.

Forse anche nella vita di tutti i giorni bisognerebbe provare a comportarsi cosi, provare a passare anche i momenti più bui con un piccolo sorriso sulle labbra ed un pizzico di leggerezza. In fondo ci sono così tante cose al mondo per cui gioire è sorridere, che non vale proprio la pena perdere troppo tempo e lacrime dietro una delusione d’amore. E’ sufficiente uscire durante una giornata di sole, prendere un bel respiro e dire: ”la vita è bella”.

Ps. Benigni possiede anche il merito di essere riuscito a tirare fuori una buona performance da sua moglie Nicoletta Braschi, caso più unico che raro

10) LA RICERCA DELLA FELICITA’

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Mi piacerebbe mettere sotto analisi la vita di Chris Garner, un Will Smith diretto divinamente dal nostro Gabriele Muccino (americano d’adozione ma non si sa ancora per quanto visti gli ultimi incassi).

Chris ha investito tutti i suoi risparmi nell’acquisto di scanner ossei da rivendere. Ha fatto una cazzata. Un investimento sbagliato può succedere, ma in fondo Chris è un padre meraviglioso, cerca di essere un buon marito, è un lavoratore instancabile ed è pieno di idee e progetti. Ci sono tutte le carte in regola perché una moglie possa solo supportare e tifare per un uomo cosi.

La moglie lo lascia.

Garner si ritrova senza soldi, senza casa, senza un lavoro e con un bambino piccolo affamato (il figlio di Will Smith, tanto bellino, poi si è rovinato), ma non si perde d’animo: lotta e si impegna con tutte le sue forze per diventare un broker, anzi il migliore.

Viene da porsi quella domanda a cui forse non esisterà mai una risposta abbastanza giusta: “Che cos’è la felicità?”. C’è un momento in cui vi sembra che la risposta giusta sia “Lui”, “Lei” oppure “Noi”. Dopo..le cose cambiano, e vale la pena chiedersi se quella che stavate vivendo fosse davvero la felicità, o se valesse la pena soffrire per quell’idea. Forse no. Forse essere felici significa prima di tutto non soffrire, e chi vi fa soffrire non vuole la vostra felicità, tanto meno la propria. Prima che la risposta a “che cos’è la felicità” sia “amore”, bisogna essere certi di stare bene con se stessi, ed essere pronti a farsi completare da qualcuno.

Si può lottare, anzi si deve lottare per essere felici, proprio come fa Will Smith in questo capolavoro: senza un soldo, presta al suo capo gli ultimi importanti 5 dollari che ha in tasca, perché sa che quella è la direzione giusta per il suo successo. Quando il vostro partner vi darà anche quell’ultima parte di se stesso, e viceversa, allora saprete che è la strada giusta per il successo in amore. Se le tasche rimarranno vuote, quegli ultimi 5 dollari saranno andati a qualcun’altro, ed è un bene con il senno di poi… non sarebbe stata la strada giusta.

Quindi? Che cos’è la felicità? Non lo so, ma anche se è stata persa, si può ritrovare.

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Sarebbero ancora decine le pellicole di cui potremmo parlare: Colpa Delle Stelle, un amore che va oltre la malattia. Se Mi Lasci Ti Cancello, con la geniale invenzione di una macchina che permette di cancellare i ricordi più dolorosi della proprio vita (figata, se non fosse che non impareremmo dai nostri sbagli). E poi ancora Million Dollar Baby, Hachiko, La Verità è che Non gli Piaci Abbastanza, Il Miglio Verde, La Mia Africa, L’Uomo Che Sussurrava i Cavalli, Ghost ecc ecc…

Se riuscite a sopravvivere dopo aver visto tutti e 10 i film, ditemi come si fa. La realtà è che per le delusioni d’amore non esiste una regola: a volte serve tempo, altre sfogarsi, altre ancora sbronzarsi o tenersi occupati. Soprattutto non sforzatevi troppo a cercare di capire, vi renderete conto che sarà facile quanto comprendere un discorso di Trapattoni. E’ certo però che quando il dolore sarà passato e ci sarà di nuovo spazio per amore e felicità, vivrete ogni giorno come se stesse ballando la Carlton Dance.

Buona terapia!

Ps. Da un recente studio è emerso che guardare film tristi fa ingrassare, perché si mangia di più. Non dite che non vi avevo avvisato.

5 Reactions

  1. Sole

    Grazie sei stata rivelatoria!! E mi sono trovata in molte descrizioni !

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