Captain Marvel

Manca poco all’arrivo nelle sale di Avengers: Endgame, la fine dei giochi, almeno per questa fase dei supereroi Marvel. L’ultimo tassello che mancava al puzzle finale, era quello di Captain Marvel, anche perché é un anno che ci chiediamo se il messaggio inviato da un cerca persona nella scena post credit di Infinity War sia stato inviato ad un nuovo supereroe o a qualche call center di Catanzaro.

Non supereroe, ma supereroina. La casa di Iron Man, da poco rimasta orfana del indimenticabile Stan Lee, dopo aver dedicato uno stand alone al primo supereroe nero, Black Panther, si dedica all’amore per quelle donne che é meglio non fare incazzare, e sono donne che ci piacciono tanto (vedi anche il successo di Wonder Woman). Captain Marvel é potente, sveglia, bella e, ça va sans dire, una donna, con tutte le difficoltà di vivere in un mondo bene lontano dall’aver raggiunto quella parità dei sessi di cui tanto si parla.

Il girl power é il tema costante nell’origin story di un supereroe, sconosciuto ai più, messo in scena in modo impeccabile come sempre, ma senza questa volta un lascito di chissà quali emozioni. Quel che é certo, é che i terrestri stanno alla galassia, come i cinesi stanno alla terra, sono ovunque. 

Captain Marvel recensione 3

Carol Danvers, con il volto e la fisicità di Brie Larson (Room, Kong: Skull Island) si ritrova su un Pianeta Terra che diventa teatro di una guerra galattica tra due razze aliene. Due razze che si chiamano in modo simile, ed é subito disagio di comprensione come quando ti si arrotolava la lingua parlando di vassalli, valvassini e valvassori. Una volta raggiunta la pace interiore per aver capito cosa state guardando tra nuovi pianeti, personaggi, tecnologie aliene e soprattutto dopo aver compreso come la Marvel abbia chiamato un supereroe con il nome dell’azienda (ed petizione per la creazione di Captain Nutella), il film diventa godibile

Captain Marvel recensione 3

Seppur con meno ironia rispetto agli altri film Marvel, non mancano elementi che servono ad infondere sicurezza e familiarità in uno come me che dopo mezz’ora stava ancora cercando di capire chi combattesse chi. Ad esempio la cultura pop anni ’90 tra film dell’epoca come True Lies, tecnologia desueta e colonna sonora di Nirvana, All Saints e Hole. E poi c’é un giovanissimo (grazie alla computer grafica) Nick Fury aka l’uomo nero di tutti i film aka Samuel L. Jackson, trasformando a tratti Captain Marvel in un buddy movie. 

Nel cast anche l’uomo che, dopo Ed Sheeran, é il combattente più agguerrito del mondo contro la stempiatura, Jude Law (tranquille, é sempre figo) e poi il meraviglioso Ben Mendelsohn (Rogue One, Bloodline). 

Difficilmente le origin story sono pazzesche, e non si sottrae all’inizio da “senza lode e senza infamia” nemmeno Captain Marvel, che però introduce al cinema un nuovo intrigante personaggio che vedremo sicuramente brillare in Avengers: Endgame.

Captain Marvel recensione 3

COSA HO IMPARATO (ATTENZIONE SPOILER)

  • L’ho sempre detto che i gatti sono gli animali più pericolosi del mondo
  • Ma il wi-fi c’era nel ’94?
  • Non é mai solo un graffio

Titolo: Captain Marvel, USA 2019

Regia: Anna Boden, Ryan Fleck

Sceneggiatura: Anna Boden, Ryan Fleck, Nicole Perlman, Meg LaFauve

Interpreti: Brie Larson, Samuel L. Jackson, Ben Mendelsohn, Jude Law, Annette Bening, Clark Gregg

Distribuzione: Walt Disney

https://www.marvel.com/captainmarvel/

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