Il Grande Match

VOTO: Staaaaaa arrrrrriiiivvvvvvuuuuuuuuannnnnnndoooooo uuuuuuuuun puuuuuuuuuugnoooooo

E’ successo. Iniziano ad arrivare al cinema pellicole che sarebbero sembrate comiche nel passato fantascientifico di Ritorno al Futuro. Eppure, nell’attesa di vedere la rivincita tra Pappalardo e Zequila dopo Domenica In oppure tra la Yespica e la Elia dopo L’Isola dei Famosi, ricalcano il ring dopo oltre 30 anni il Toro Scatenato (1980) di De Niro e il Rocky (1976) di Stallone, uno contro l’altro ne Il Grande Match.

Il Grande Match Recensione

Razor – Sly, Lightning – Alan Arkin, Dante Slate Jr – Kevin Hart, The Kid – Robert De Niro, B.J. – Jon Bernthal

La trama è molto simile a quella a cui ci ha abituati il Rocky Balboa della terza età nel 2006. Due pugili ormai in pensione: Razor (Stallone), umile lavoratore caduto in rovina e The Kid, (De Niro) imprenditore di successo ma pessimo padre di famiglia. I due boxeur si sono incontrati solo due volte nella loro vita, la prima volta ha vinto The Kid, il secondo incontro ha dato ragione a Razor. Tutti aspettavano una rivincita che non è mai arrivata a causa del ritiro di Razor. Finisce su internet una nuova scazzotata, avvenuta durante un accidentale incontro tra i due, e la viralità delle immagini riaccende i riflettori su una rivalità che sembra avere ancora appeal sul pubblico. Un nuovo incontro rappresenta un’occasione ghiotta per sistemare i problemi economici di uno e saziare la voglia di rivincita dell’altro. I due pugili dovranno però confrontarsi con i loro modi impacciati rispetto al mondo mediatico dello sport che nel frattempo, si è evoluto.

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Direi di iniziare subito con le cose importanti: vedere Sylvester Stallone fare l’esame della prostata non ha prezzo. In genere il buon vecchio Stallone italiano, passata la soglia dei 60 (per la precisione ne ha 67), sceglie solo più due generi di personaggi: il babbione invincibile che, con arco e frecce, riesce a sterminare da solo un palazzo al cui interno vive un numero di persone uguale a tutta la popolazione del Guatemala, oppure il vecchio saggio che si…riesce nella vita grazie ad una seconda occasione, ma comunque rimane avvolto da un velo di sfiga misto a malinconia e asessualità. Gli unici elementi che uniscono i due personaggi sono: la bocca storta, probabilmente piallata male da un lato come se avessero stirato in modo sbagliato il collo di una camicia, e quel modo fastidioso di allargare le braccia per dire qualunque cosa, anche chiedere un caffè, che sembra più adatto ad un “oh, c’hai problemi”? Ormai siamo abituati all’immortalità di Sly e De Niro, ma a fare la differenza ne Il Grande Match è la comicità, dove per una volta non è sinonimo di “ridicoli”. Temevo un’ora di scazzottata in slow motion (non voluta) tra braccia che vibrano come flaccide mantovane e tettine che sballonzolano qua e là aggiustate dalla CGI, invece è l’autoironia di Stallone e De Niro a tenere banco per quasi due ore. Sono credibili anche sul ring, nonostante l’età e poi Robert De Niro è un attore che rimarrà per sempre intoccabile, ancora espressivamente perfetto sia nei panni di un temibile mafioso (vedi American Hustle) sia in questo caso come comico in stile Ti Presento i Miei e Cose Nostre Malavita.

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Non era molto chiaro dal lancio del film che il genere fosse più vicino alla comicità che non al picchiatutto, ma la presenza nel cast di Kevin Hart e Anthony Anderson, conosciuti soprattutto per Scary Movie, e un magnifico Alan Arkin (Argo), dovevano essere da monito. Soprattutto, dietro la macchina da presa c’è Peter Segal (nessuna parentela con il focone imbolsito con codino), regista di piacevoli commedie con Adam Sandler (Terapia D’Urto 2003, L’Altra Sporca Ultima Meta 2005, 50 Volte il Primo Bacio 2004) e Leslie Nielsen (Una Pallottola Spuntata 33 1/3 – L’Insulto Finale). Ne Il Grande Match, oltre alle risate, non manca il tema del sogno americano, quello delle seconde possibilità, in questo caso ottenute sia nello sport che nella vita privata tra amori e figli. Stallone per una volta potrebbe liberarsi dal clichè di “vecchio e solo” (nel cast anche una bellissima Kim Basinger e Joe Bernthal, più digeribile rispetto all’odioso Shane di The Walking Dead).

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Sally – Kim Basinger

Ho apprezzato il film perché mi aspettavo molto meno di ciò che ho visto. Il motivo per cui diverse persone saranno deluse all’uscita dalla sala, sono le immense aspettative create dal ritorno di due figure attoriali che hanno fatto la storia della boxe al cinema. Io preferisco ricordare Rocky e Jake LaMotta per quello che erano e che saranno sempre, e considerare questo lungometraggio per quello che è, qualcosa di diverso. Non certo un capolavoro, ma oltre al piacere (da nostalgico) di rivedere Stallone e De Niro sul ring (è pieno di autocitazioni), Il Grande Match è un film leggero, ben riuscito e divertente che fa sorridere molto più di tutti i deludenti cinepanettoni dello scorso Natale, e poi nei titoli di coda ci sono un paio di camei che valgono da soli il prezzo del biglietto. Buon match!

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COSA HO IMPARATO (ATTENZIONE SPOILER)

-Se non mangi sushi, salvi i delfini

-“Mettere la pagnotta in forno”..molto Grease

-La tuta per il green screen ti fa sembrare un Buzz Lightyear con la vagina

-Stallone abita nello stesso quartiere del Tom Cruise ne La Guerra dei Mondi

Il Grande Match poster Titolo: Il Grande Match (Grudge Match) USA, 2013

Regia: Peter Segal

Sceneggiatura: Tim Kelleher, Rodney Rothaman

Interpreti: Sylvester Stallone, Robert De Niro, Kim Basinger, Alan Arkin, Kevin Hart, Anthony Anderson

Distribuzione: Warner Bros

Durata: 1h 53’

Sito: http://wwws.warnerbros.it/grudgematch/

Facebook: https://www.facebook.com/IlGrandeMatch 

Twitter: https://twitter.com/WarnerBrosIta #IlGrandeMatch

Trailer: https://www.youtube.com/watch?v=RmDjRmON5_E

 

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