L’Uomo di Neve

VOTO: 6/10

GIUDIZIO: Nun gliela famo

Sapete che dopo aver visto L’Uomo di Neve, ho capito qualcosa di più su Jo Nesbø, l’autore del libro da cui è tratto il film. Lo scrittore norvegese, famoso per i suoi gialli, è rimasto evidentemente traumatizzato da Jack Frost. Ve lo ricordate? 1998, spacciato come film di Natale, aveva come protagonista un pupazzo di neve orrendo che sembrava uscito dalla penna di Tim Burton. Sarebbero venuti gli incubi a chiunque. Povero Nesbø.

Chi ha letto il libro parla di un thriller pazzesco, coinvolgente, ansiogeno, un thriller sensazionale. Eeeeeeeeeee no, il film non è niente di tutto ciò.

Meno male per una volta non hanno tradotto letteralmente il titolo “The Snowman”. Ve lo immaginate uno dei thriller più attesi dell’anno con il titolo de “Il Pupazzo di Neve”.

 

L'Uomo di Neve recensione

Investigando sulla scomparsa di una donna, avvenuta subito dopo la prima neve d’inverno, il detective (Fassbender) a capo di una squadra speciale anticrimine teme che sia tornato a colpire un inafferrabile serial killer. Grazie all’aiuto di una brillante poliziotta appena trasferita (Ferguson), il detective si trova a riaprire casi irrisolti vecchi di decenni nella speranza di trovare indizi che li colleghino al nuovo efferato delitto e sconfiggere così una mente diabolica oltre ogni immaginazione prima della prossima nevicata.

L'Uomo di Neve recensione

L’arduo compito di portare al cinema per la prima volta il protagonista dei bestseller di Nesbø è andato a Tomas Alfredson. Non ricordavo chi fosse, poi un lampo di terrore quando ho ricordato essere il regista de La Talpa. Di quel film oltre a non aver capito niente, ricordo la breve recensione: “due palle”. Partiamo bene. E infatti purtroppo l’Uomo di Neve è molto lento ad entrare nel vivo della storia, e prosegue in modo confuso con una sfilza di buchi di sceneggiatura e situazioni al limite del non sense. Ci sono diversi aspetti della trama spiegati male e lasciati in sospeso. Senza entrare nel tecnico, ma anche regia, fotografia e montaggio non sembrano trovare alcun tipo di armonia e faticano a mettere in scena la fredda e cupa atmosfera del thriller scandinavo.

Peccato perché L’Uomo di Neve sembra un’occasione persa per dare inizio ad una lunga serie di film con protagonista il detective Harry Hole, che per la cronaca è il solito personaggio con tendenze autodistruttive di cui sono saturi i gialli. Il cast è pieno zeppo di stelle, tra cui il premio Oscar J.K. Simmons, Charlotte Gainsbourg e la Marina Massironi svedese Rebecca Ferguson, ma non bastano a migliorare una buona storia mal raccontata. Michael Fassbender è incriticabile, ma sarebbe interessante vederlo un po’ più brioso in qualche altra storia di Nesbø. Ma soprattutto, se cercate sotto la voce ‘invecchiare male’, ci trovate sicuramente Val Kilmer, 57 anni, 85 dimostrati con lo stesso lifting di Renato Balestra.

E niente, un thriller buono non ce la fanno a farlo.

L'Uomo di Neve recensione

COSA HO IMPARATO (ATTENZIONE LEGGERE DOPO LA VISIONE – POSSIBILE SPOILER)

-Ma in ste case un paio di tende no?!

-Tecnologia all’avanguardia per la polizia, al prossimo giro danno in dotazione un Commodore 64

-Grande classico del killer: Insalata con-dita

-Statue brutte ad Oslo ne abbiamo?

-Ma come fai a non renderti conto che la stessa canzone di merda che hai sentito sul luogo dell’omicidio è anche ascoltata in casa tua. Fosse Despacito capisco ma…

-Bo le pillole non ho capito

Titolo: L’Uomo di Neve (The Snowman), Regno Unito, Svezia, USA 2016

Regia: Tomas Alfredson

Sceneggiatura: Hossein Amini, Peter Straughan, Jo Nesbø

Interpreti: Michael Fassbender, Rebecca Ferguson, Chloë Savigny, Val Kilmer, J.K. Simmons, Charlotte Gainsbourg

Distribuzione: Universal Pictures

Sito Ufficiale: sito ufficiale

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