Rogue One: A Star Wars Story

Voto: 6,5/10

Giudizio: NCS – Non Ci Siamo

Ci sono voluti 40 anni, e svariati colori che andavano dal bianco Fiat Punto, all’argento sifone, passando per il verde escremento papera, ma alla fine quelli di Star Wars hanno partorito gli Stormtrooper neri, e sono GANZIDIBRUTTO. Curioso che abbiano scelto proprio la pellicola che segna il ritorno nelle sale di Darth Vader, ma visto il caratterino di sua maestà, qualora si stufasse di avere simili intorno, con la sola imposizione delle mani potrebbe sbiancarli come Michael Jackson, oltre che “ungergli la giacca e la cravatta”. Ecco, abbiamo già quasi esaurito tutto il buono di Rogue One. Si vede che i creativi della grande famiglia Disney/Lucasfilm/Marvel/SeSemoCompratiTuttoEntertainment avevano già speso tutte le energie nella scelta pantone: “li facciamo nero corna di cervo o nero di prussia?” – ”ragazzi scusate, non dovremmo lavorare sulla scenegg…” – “ssssssht… prova il nero manganese”.

Rogue One A Star Wars Story recensione

Leviamoci subito il patema d’animo più grande: dove cavolo collocare temporalmente questo spin off nella saga di Star Wars? Dunque, se vogliamo usare la numerazione ufficiale, Rogue One racconta di fatti accaduti tra Episodio III ed Episodio IV, proprio poco prima di Guerre Stellari: Una Nuova Speranza. Seguendo invece la linea ad cazzum dell’uscita nelle sale, Rogue One sarebbe prima dei vecchi film e di quello dell’altr’anno, ma dopo quelli “nuovi” bruttini con Jar Jar Binks. Aaaaa maledetto Lucas, ho già mal di testa. Insomma tutto questo succedeva quando Harrison Ford non aveva ancora 100mila anni e la principessa Leia in bichini non sembrava un bidone dell’umido.

Rogue One A Star Wars Story recensione

E’ un periodo di tensioni e di guerra nella galassia. Una banda di eroi ribelli si unisce per rubare i piani della Morte Nera, la più potente arma di distruzione dell’Impero, diventando parte di qualcosa di più grande di loro stessi.

In parole povere, Felicity Jones, quella carina con i dentoni che sembra Lola Bunny dei Looney Tunes, vuole recuperare proprio QUEI famosi piani della Morte Nera, e si mette alla guida di un gruppo di improbabilissimi, tra cui uno che o è Daredevil oppure è un falso invalido, un altro che va in giro sparando con un bidone aspirapolvere sulla schiena (perché l’acaro è più duro da togliere), un robot uscito da Real Steel, un belloccio insipido che però ne ha passate tante nella vita quindi “wow guardami sono tosto e maledettamente tenebroso”, ed “il fondamentalista riluttante” che fa il cosplay di Mad Max.

Rogue One A Star Wars Story recensione

Per dirigere il primo dei tanti spin off che vedremo in futuro (già annunciati quelli di Han Solo e Boba Fett) è stato scelto Gareth Edwards, conosciuto per Monsters e l’ultimo Godzilla. Nonostante la piena fiducia nel regista, i rumors che parlavano di riprese aggiuntive per apportare modifiche alla pellicola, e di una colonna sonora cambiata all’ultimo e composta in 4 settimane da Michael Giacchino per sostituire quella precedente di Alexandre Desplat, giudicata troppo cupa, non facevano proprio ben sperare sul risultato finale. E infatti…nonostante la storia, completamente nuova, sia teatro di eventi chiave nella cronologia di Star Wars e potenzialmente molto appassionanti, Rogue One si perde un po’ per strada tutto quel fascino trasmesso dal mondo di Guerre Stellari, fatto di jedi, spade laser e di forza, (elementi la cui presenza intorno alla vicenda, aleggia appena).

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Dopo il successo di Rey ne Il Risveglio della Forza, Disney insiste con il girl power, dando il ruolo da protagonista ad un’altra donna che, per carità, brava Felicity Jones nell’interpretare Jyn Erso (manco troppo a dire il vero), ma è sembrata una scelta un po’ forzata. Per quanto io personalmente sia per la parità dei sessi, uno scricciolo di 1 metro e 59 che mena dei soldati corazzati come un fabbro è credibile come un vegano dotato di autoironia.

Non è stato sfruttato al meglio nemmeno un attore capace come Ben Mendelsohn (meraviglioso nella serie Bloodline), qui nei panni di uno spietato soldato carrierista agli ordini dell’Impero.

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Una volta, per tutto il resto c’era Mastercard, adesso per tutto il resto, compreso il trapasso, c’è la computer grafica: è proprio con l’ausilio della CGI che è stato fatto rivivere il feroce Tarkin di Peter Cushing. Inquietante.

Ma fermi tutti, loro avevano ancora da giocarsi la carta vinacente: Darth Vader, il villain più amato di tutti i tempi, l’originale di James Earl Jones e non quel fighetto di Hayden Christensen (buono solamente come ospite a Matricole e Meteore con Enrico Papi).

Lord Vader è sempre una meraviglia, magnetico e maestoso, ma volendo trovare il pelo nell’uovo, potevano scegliere con più cura il momento del suo ingresso nel film. Ahimè, niente effetto “breathless”.

Tutti gli altri attori tra cui Diego Luna (The Terminal, Elysium), il grande Mads Mikkelsen (Casino Royale, Hannibal) e Forest Whitaker (Platoon, The Butler) non lasceranno un gran segno. Aggiungo anche che il doppiaggio italiano non aiuta: Whitaker con la voce di Alan di Una Notte da Leoni sembra un cartone animato e al robot K-2SO hanno messo la voce troppo suadente di Bradley Cooper.

Una volta spogliato del suo meglio, a Star Wars rimane un contorno meno appetibile, anzi anche un po’ noioso (2 ore e 14), fatto di un qualche momento d’azione, sparatorie, bizzarre maschere ed alcune astronavi obsolete (come da loro stessa citazione). 

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Ma è anche vero che questo non è propriamente Star Wars, e da una parte è un bene perché non va ad intaccare il filone della saga principale, ma c’è anche il rischio che questa frenesia da Guerre Stellari, se sfruttata troppo per fare botteghino, alla lunga stufi. Oh, ne abbiamo ancora 4 davanti e si parla di un film all’anno finché le persone vorranno comprare il biglietto.

Tolte alcune location davvero suggestive, esaltate dalla combo CGI, IMAX e 3D, forse è mancata quell’idea vincente che poteva fare la differenza. E penso che, trattandosi di uno spin off, si potesse sperimentare un po’ di più. Forse la chiave di volta era racchiusa proprio in quel tono “troppo cupo” della prima colonna sonora, che si sarebbe poi fatta portavoce di una messa in scena differente. Già, forse, ma “allora fattelo te che sei più bravo”, mi risponderei. Quindi niente, è solo un peccato, tutto qui.

Mezzo punto in più per il finale apprezzabile, e a tratti sperato, se non altro perché…scherzo, lo vedrete.

Rogue One A Star Wars Story recensione  

COSA HO IMPARATO (ATTENZIONE SPOILER)

-Cazzo come mena Bellosguardo

-Eadu me lo immagino come un pianeta dove si mangia il pecorino e si beve il vermentino

-Le ribellioni si basano sulla speranza

-“Ho tante cose da dirti” e muore…

-Tutto sto casino per poi risolvere tutto facendo l’autoscontro.

-Finalmente ho capito perché, cacchio, nella Morte Nera bastasse pigiare in un punto per far esplodere tutto

Rogue One A Star Wars Story recensioneTitolo: Rogue One A Star Wars Story USA, 2016

Regia: Gareth Edwards

Sceneggiatura: Chris Weitz, Tony Gilroy, John Knoll, Gary Whitta, George Lucas

Interpreti: Felicity Jones, Diego Luna, Alan Tudyk, Donnie Yen, Wen Jiang, Ben Mendelsohn, Forest Whitaker, Riz Ahmed, Mads Mikkelsen

Distribuzione: Walt Disney

Durata: 2h 14′

Rogue One sito ufficiale

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