Vergine Giurata

VOTO: 6,5/10

GIUDIZIO: Hana, ti sorridono i monti

Siamo nell’ordine delle pellicole “difficili” aka indipendenti: niente popcorn, se no quello di fianco ti guarda male, e nel caso diceste che vi siete annoiati…subito alla gogna. Ancor più androgina del solito, dalle fredde e desaturate montagne scende Alba Rohrwacher (La Solitudine dei Numeri Primi, Hungry Hearts) per recitare in Vergine Giurata, interamente in lingua albanese.

Vergine Giurata recensione

Hana Doda, orfana albanese, per fuggire al destino di moglie e serva imposto alle donne nelle dure montagne dell’Albania, segue la guida dello zio e si appella alla legge arcaica del Kanun: una legge che consente alle donne di giurare la propria verginità e vivere come un uomo imbracciando il fucile. Hana diventa Mark, ma qualcosa di vivo pulsa e si agita sotto le sue nuove vesti. Decide di intraprendere un viaggio a lungo rimandato e raggiunge la sua amica d’infanzia fuggita in Italia. Qui scoprirà un mondo nuovo, il contatto con gli altri ed una nuova se stessa.

Vergine Giurata recensione

Sono stato in Albania qualche anno fa, e devo dire che si tratta di un bel paese in crescita, dove la possibilità di divertirsi non manca. In Vergine Giurata è un’Albania diversa, legata alle tradizioni di un villaggio di montagna con poche anime dove gli anni ’70/’80 corrispondevano al Paleozoico ed è un miracolo se oggi non si parla di Medioevo, con tutti i suoi pro e i contro. Per non fraintendere, senza andare troppo lontano, basta cercare tra le nostre valli per sentirsi dire “la capra è l’animale più bello che c’è, dopo la donna”, ma è proprio questa tradizione che ha spinto Hana, la protagonista, a fuggire da una vita che forse non era completa.

Vergine Giurata recensione

Laura Bispuri, esordio alla regia per un lungometraggio, dirige Alba Rohrwacher (categoria nomi difficili da pronunciare insieme a McConaughey e Cumberbatch) con immagini fredde che esplorano da vicino (in modo quasi disturbante) il corpo, la carne e l’identità sessuale. Se dovessi descrivere Vergine Giurata con una parola direi “interessante”. Si perché nonostante la lentezza e l’indugiare su primi piani e sulle espressioni, è interessante scoprire (grazie soprattutto ai flashback) le antiche usanze di un popolo che possiamo considerare vicino di casa. E’ curioso come tra quei monti, la donna paghi tutte le ingiustizie della mancata emancipazione e della sottomissione nei confronti dell’uomo, ma al tempo stesso abbia la possibilità di cambiare sesso agli occhi della comunità ed essere accettata (da noi ancora adesso è difficile).

Un ottima prova di regia e 90 minuti sopportabili anche da chi non ama il genere.

Vergine Giurata recensione

COSA HO IMPARATO (ATTENZIONE SPOILER)

-Le donne che diventano uomini in Albania si chiamano Pal

-Se nasci nelle montagne più desolate dell’Albania, non patisci il freddo

-Non seguire mai l’istruttore di nuoto in bagno

-Per una donna non è bene: bere prima che un uomo beva; fumare; imbracciare un fucile; parlare prima che un uomo parli; andare da sola nei boschi senza un uomo; scegliere il marito; svolgere il lavoro degli uomini, guardare un uomo pensando che non abbia ragione; scegliere prima che un uomo scelga.

-L’abito fa il monaco

Vergine Giurata recensioneTitolo: Vergine Giurata Italia, Francia, Svizzera, Albania, Germania 2015

Regia: Laura Bispuri

Sceneggiatura: Francesca Manieri, Laura Bispuri

Interpreti: Alba Rohrwacher, Flonja Kodheli, Lars Eidinger, Luan Jaha, Bruno Shllaku, Ilire Celaj, Drenica Selimaj, Dajana Selimaj, Emily Ferratello

Distribuzione: Istituto Luce Cinecittà

Durata: 1h 30′

Sito: http://www.cinecitta.com/IT/it-it/cms/1/home.aspx

Facebook: https://www.facebook.com/VergineGiurataFilm?fref=ts

Twitter: https://twitter.com/LuceCinecitta

Trailer: https://www.youtube.com/watch?v=XZoa9AMaFrE

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